Il ruolo della famiglia nella vita motoria dei figli
Gli studi scientifici lo confermano da decenni, eppure molti genitori si trovano ancora spiazzati quando devono decidere. L’influenza della famiglia sullo stile di vita, le scelte alimentari e l’attività fisica è parte di un processo educativo che coinvolge il bambino già nei primi anni di vita. Parliamo di una responsabilità che inizia molto prima del primo corso di nuoto o della prima lezione di calcio.
La questione centrale non riguarda solo quale disciplina scegliere. In famiglia il bambino non solo impara a relazionarsi con il mondo attraverso il modello e lo stimolo dei genitori, ma può apprendere uno stile di vita sano e attivo, necessario per poter crescere in salute. Il movimento diventa così linguaggio, prima ancora che tecnica sportiva.
Dai primi mesi alla specializzazione: tempistiche che contano
Fin dai primi mesi di vita i genitori possono contribuire a stimolare il movimento e la muscolatura del bambino, cambiandogli spesso posizione durante il giorno e lasciandolo a pancia in giù quando sveglio. Gesti semplici che pongono le basi per tutto ciò che verrà dopo.
Già da 1-2 anni e fino a 3-4 anni di età, i bambini dovrebbero praticare almeno 3 ore di attività fisica di varia intensità, anche moderata o vigorosa, sempre in condizioni di sicurezza e in presenza di genitori o caregivers. Parliamo di gioco libero, non di allenamento strutturato. La differenza è sostanziale.
La prima fase dell’età scolare deve prevedere una attività fisica generica: il bambino non dovrebbe essere indirizzato verso una sola disciplina, ma deve praticare discipline diverse di suo gradimento, sempre con uno spirito di gioco e non di competizione. Solo più avanti, dai 9-12 anni si può iniziare a parlare di attività fisica competitiva, ponendo più attenzione a una singola disciplina. È l’età della specializzazione sportiva.
Le raccomandazioni dell’OMS
Secondo le linee d’indirizzo italiane e in linea con raccomandazioni dell’OMS i bambini e gli adolescenti di età compresa tra i 5 ei 17 anni dovrebbero praticare almeno 60 minuti di attività fisica quotidiana di intensità moderata-vigorosa e esercizi di rafforzamento dell’apparato muscolo-scheletrico almeno 3 volte a settimana. Numeri precisi che molte famiglie faticano a rispettare.
Il divertimento come bussola
Gli esperti concordano su un punto fondamentale. Specialmente per i bambini in età prescolare, il primo obiettivo è quello di divertirsi. È essenziale che i genitori ricordino che introdurre i bambini allo sport fin da piccoli ha lo scopo di sviluppare la coordinazione e gli schemi motori di base, mantenendo sempre il focus sul divertimento.
Costringerlo a praticare uno sport che non ama e in cui si sente a disagio rischia solo di far naufragare l’abitudine all’attività fisica, trasformandola in una fonte di sofferenza anziché di gioia e soddisfazione. Una verità che dovrebbe essere stampata in ogni palestra.
È compito degli allenatori e dei genitori non caricare il bambino di responsabilità superiori a quelle tipiche dell’età e soprattutto di non esagerare con le aspettative. Le pressioni eccessive lasciano cicatrici profonde.
Quale sport per quale bambino
Uno sport ideale per i più piccoli non esiste, viste le molte variabili da considerare che influenzano la scelta, come età, indole, sviluppo fisico e salute del bambino. La personalizzazione diventa quindi criterio imprescindibile.
Per la prima infanzia, nella prima infanzia è preferibile scegliere sport individuali come il nuoto o la ginnastica, con i quali è possibile formare schemi motori di base. Attività complete che permettono uno sviluppo armonico senza forzature.
Il momento giusto per iniziare i grandi sport di squadra (calcio, basket, pallavolo, rugby) è invece intorno ai 6 anni, età in cui il bambino affina la capacità di collaborare con i coetanei per raggiungere un obiettivo. Prima di allora, la comprensione delle dinamiche di gruppo rimane limitata.
Sedentarietà: il nemico invisibile
I dati italiani preoccupano. In Italia ben il 44% dei bambini ha la TV nella propria camera da letto e il 41% trascorre più di 2 ore al giorno davanti a TV/videogiochi/tablet/cellulari. Percentuali che sottolineano un problema culturale prima ancora che sanitario.
Tra i bambini di 8-9 anni, 1 su 3 è in sovrappeso od obeso, il 21,3% e il 9,3%, rispettivamente. Numeri che dovrebbero spingere le famiglie a ripensare le priorità quotidiane.
Il pediatra come alleato strategico
Il pediatra è una figura chiave nel percorso di crescita del bambino, non solo dal punto di vista clinico, ma anche perché supporta e consiglia i genitori e la famiglia sullo stile di vita più adeguato per il benessere psicofisico del bambino. In particolare, può sensibilizzare, motivare e sostenere la famiglia sui vantaggi dell’attività fisica regolare, indicare la tipologia di attività più adatta al bambino nelle diverse età.
Un professionista che conosce la storia clinica del bambino può orientare verso scelte ponderate. Alcune limitazioni potrebbero esserci, ma questo non significa che sia vietato fare sport: sarà sufficiente imparare a gestire le terapie in relazione al tipo di attività. Anche le patologie croniche possono convivere con una vita motoria adeguata.
Lo sport non basta per il sovrappeso
Un equivoco diffuso merita chiarezza. In linea generale l’approccio allo sport è uguale per tutti, ma è fondamentale ricordarsi che, per quanto utilissimo per controllare il peso corporeo, lo sport da solo non può risolvere il problema del sovrappeso o dell’obesità. È essenziale seguire anche, e soprattutto, un corretto percorso nutrizionale. Troppi genitori si sorprendono quando il bambino non perde peso nonostante l’attività sportiva, ma va considerato che un bambino in sovrappeso fatica di più a muovere la propria massa corporea, si stanca rapidamente e quindi non riesce a svolgere l’attività in modo efficace.
Servono interventi coordinati, non soluzioni miracolose.
Costruire abitudini che durano
Quando la pratica dell’attività fisica viene acquisita nell’infanzia tende a divenire parte integrante dello stile di vita della persona. Generalmente da bambini si apprendono quei comportamenti che perdurano nel tempo e che possono avere un’influenza sulla salute nelle età successive.
L’investimento fatto oggi dai genitori produce rendimenti per decenni. È molto importante intervenire precocemente perché il bambino acquisisca, in modo piacevole e come un gioco, uno stile di vita attivo. La parola chiave rimane quella: piacevole. Tutto il resto viene dopo.