La variante K colpisce soprattutto i più piccoli
Dopo settimane di crescendo che hanno portato il totale stagionale oltre i 7,7 milioni di casi, la situazione epidemiologica mostra segnali contrastanti: mentre adulti e anziani vedono stabilizzarsi i numeri, tra i bambini i contagi sono raddoppiati in soli sette giorni. Le regioni più colpite risultano Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Sardegna, con particolare incidenza tra i bambini sotto i 4 anni che raggiungono 38 casi per mille.
La variante K del ceppo A/H3N2 sta intensificando questa stagione influenzale. La popolazione italiana presenta una minore immunità verso A/H3N2 dopo anni di predominanza del virus A/H1N1, favorendo così una diffusione più ampia. Gli esperti hanno osservato un fenomeno simile in Australia e Nuova Zelanda, dove la stagione si è prolungata di un mese.
Quando la febbre dura giorni
I sintomi caratteristici includono febbre alta che può durare anche quattro o cinque giorni con picchi di 39-40 gradi. Quest’anno si registra un elemento distintivo: il doppio picco febbrile. La temperatura raggiunge livelli molto elevati, poi scende dando l’impressione di un miglioramento, per risalire nuovamente dopo qualche giorno.
“La febbre è il sintomo che più allarma i genitori, soprattutto quando è elevata e prolungata”, spiega Valentina Grimaldi, pediatra di famiglia. Un’altra preoccupazione riguarda le convulsioni febbrili, che possono verificarsi nei bambini sotto i sei anni predisposti, ma si tratta di un fenomeno benigno che si risolve senza conseguenze.
Distinguere i sintomi veri dell’influenza
Quest’anno la diagnosi si complica per la circolazione simultanea di diversi virus respiratori. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che l’influenza colpisca ogni anno tra il 20% e il 30% dei bambini, soprattutto sotto i 5 anni dove aumenta anche il rischio di sviluppare complicazioni come polmonite o disidratazione.
Tra i virus circolanti si trovano rhinovirus, virus parainfluenzali, il virus respiratorio sinciziale particolarmente rischioso per i più piccoli, oltre naturalmente alle varianti Covid-19. Questa mescolanza rende difficile capire quale patogeno stia causando i sintomi.
La protezione vaccinale funziona ancora?
Una domanda ricorre tra i genitori: ha senso vaccinarsi se la variante è mutata? Le prime stime internazionali suggeriscono che il vaccino antinfluenzale continui a fornire protezione contro il ricovero ospedaliero sia nei bambini che negli adulti, anche se esistono alcune differenze genetiche tra i virus circolanti e i ceppi inclusi nei vaccini.
Il vaccino antinfluenzale per i bambini è raccomandato a partire dai sei mesi di età ed è particolarmente indicato per i piccoli che frequentano asili e scuole materne, dove l’esposizione al virus è maggiore; dai due anni in su è disponibile anche la formulazione con spray nasale.
Strategie di prevenzione oltre il vaccino
Sebbene le coperture vaccinali siano ancora basse, il vaccino spray nasale ha migliorato l’adesione delle famiglie, e proteggere i bambini resta essenziale per evitare complicanze. La vaccinazione non protegge solo il singolo bambino, ma contribuisce a limitare la circolazione virale negli ambienti scolastici.
Le misure igieniche restano fondamentali: lavaggio frequente delle mani, buona igiene respiratoria, evitare luoghi affollati quando possibile. Durante la malattia, mantenere una buona idratazione risulta cruciale, offrendo pasti leggeri e frequenti senza forzare il bambino a mangiare.
Quando rivolgersi al pediatra
Se il bambino appare molto abbattuto, sonnolento, poco reattivo agli stimoli, non vuole bere né mangiare o non migliora nemmeno dopo l’antipiretico, è importante contattare il pediatra. L’età rappresenta un fattore chiave: nei bambini sotto i tre mesi la febbre va sempre valutata dal medico.
È importante consultare sempre il pediatra prima di somministrare qualsiasi farmaco al bambino, evitando il “fai da te” e l’uso inopportuno di antibiotici, inefficaci nel combattere le infezioni di natura virale. È inoltre fondamentale che il bambino beva abbondantemente per evitare la disidratazione.
La convalescenza richiede tempo. Affrettare il ritorno a scuola espone il bambino, già debilitato, al rischio di contrarre altre infezioni. Meglio concedere qualche giorno in più di riposo per una guarigione completa.